COME OGGI – 22 marzo 1849: Battaglia di Novara, catalizzatore della grande sconfitta dell’Unità d’Italia

Il regio esercito sardo fu sconfitto dall’esercito austriaco in Piemonte, nei pressi di Novara. Questa fu la prima guerra d’indipendenza italiana, chiamata Risorgimento, iniziata nel marzo 1848, con il piccolo regno di Sardegna che invase l’Austria per liberare il territorio occupato dagli italiani sulla penisola italiana continentale.

Il 1848 è un anno di rivoluzione in tutta Europa, con il popolo che chiede la partecipazione al potere e la revoca dell’esclusione imposta dalle case nobiliari, nella politica, nell’economia, nelle istituzioni in genere. In Italia i re dei due piccoli regni di Sicilia, Toscana e Piemonte, furono costretti dalla pressione popolare ad approvare una Costituzione, ma ciò non bastò. In breve tempo, mentre in Francia scoppiavano le rivoluzioni popolari contro Luigi Filippo, scoppiarono rivoluzioni nelle province italiane dell’Impero austriaco, a Milano ea Venezia, costringendo l’esercito austriaco alla ritirata. Smettendo di diffondersi a macchia d’olio anche nella stessa Vienna, il re di Sardegna dichiarò guerra all’Austria con una mossa saggia.

Re di Sardegna, Carlo Alberto, durante la guerra del 1848-1849

Il re Carlo Alberto di Sardegna, temendo rivoluzioni eversive e nel proprio regno (come quello che portò al rovesciamento del sovrano di Parma) emerse come esponente delle fazioni patriottiche e filopopolari che portarono alla liberazione la poligenesi italiana. Era un rischio ma la situazione in Austria sembrava senza speranza e Carlo sperava che l’imperatore d’Austria, Ferdinando IX, scegliesse il meno male, tenendo la rivoluzione nella propria terra piuttosto che inseguire gli italiani nel sud della sua provincia. Sfortunatamente, si sbagliava. L’esercito austriaco al comando del generale Josef Radetsky era trincerato in una posizione di forza, un isolato tra il forte e il fiume, e si mosse successivamente al suo interno, respingendo e sconfiggendo facilmente i ribelli ribelli e alcuni soldati sardi.

Combattendo da solo, senza il sostegno degli altri stati italiani, il re Carlo Alberto di Sardegna, che aveva respinto il cessate il fuoco dieci giorni prima e iniziato una guerra contro quasi il doppio degli oppositori, portò a un cessate il fuoco forzato. Sette mesi dopo, nel marzo 1849, mobilitò nuovamente il piccolo esercito reale, circondato da migliaia di volontari entusiasti contro gli austriaci.

Maresciallo Radetsky Austria (Johann Josef Wenzel Anton Franz Karl, Graf Radetzky von Radetz). Un anziano all’età di 83 anni durante le battaglie della campagna d’Italia riuscì a mantenere la disciplina e lo spirito aggressivo dell’esercito austriaco sconfiggendo molti avversari. A Novara affrontò più di 100.000 nemici, di cui meno della metà apparve in battaglie che gli permisero di disperderli.

Nella seconda metà del conflitto austro-italiano, l’esercito austriaco, che intanto si era rafforzato, prese questa volta l’iniziativa e avanzerebbe senza sosta, ottenendo altre vittorie in due giorni. Il primo successo di Radetsky fu la conquista della città fortificata di Mortara. 48.000 sardi ei loro alleati si mossero per riconquistarlo ma lì si trovarono di fronte a 75.000 austriaci che detenevano posizioni più forti e più artiglieria.

Nella battaglia che ne seguì nei pressi di Novara – altro campo di battaglia dell’esercito durante il Medioevo – a 45 km da Milano, l’esercito italiano fu sconfitto dallo stato e sciolto. Le avventure di Charles-Albert si conclusero nel peggiore dei modi. Il Regno di Sardegna fu costretto a pagare un esorbitante compenso di 65 milioni di franchi e restrizioni territoriali, e l’Unità d’Italia fallì per un malinteso. Il vincitore, il vecchio generale Radetsky, fu inondato di gloria, titoli e medaglie mentre la famosa invasione, che sopravvive fino ad oggi, fu scritta in suo onore.

Tuttavia, la sconfitta di Charles-Albert portò una serie di nuovi cambiamenti. Sopraffatto dal peso del suo fallimento, abdicherà per amore di suo figlio, Il principe Vittorio Emanuele. Infine, preparati ad agire di nuovo. Come nuovo re di Sardegna, Vittorio Emanuele II diventerà il primo re d’Italia.

Apprendendo dagli errori del padre, prese la decisione giusta: nominò Primo Ministro Camilo Benso, conte di Cavour, partecipò con il corpo di spedizione con l’Inghilterra e la Francia alla campagna di Crimea contro lo zar Nicola, nel 1855 e sostenne la “campagna dei 1000” di Giuseppe Garibaldi, che avrebbe portato a un nuovo capitolo della rivoluzione italiana e alla proclamazione del regno d’Italia e di se stesso come “Padre della Patria”.

Alberta Trevisan

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