Il governo italiano consente alle città di vietare le manifestazioni nei centri storici | Internazionale | Notizia

La mossa è stata una risposta a molte proteste e nervosismo per la pandemia.

EFE

A partire da oggi, il governo italiano consente alle città di vietare le manifestazioni nei propri centri storici e in altre aree “sensibili”, una mossa in risposta a molte proteste e agitazioni per la pandemia.

Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha inviato questa sera a tutte le delegazioni del governo del Paese una direttiva che riteneva necessarie tali misure alla luce delle frequenti manifestazioni contro vaccini e certificati sanitari.

Alcuni di questi cortei sono stati particolarmente tesi in città come Milano, Trieste (nord) o la capitale, Roma, dove nella notte del 9 ottobre i neofascisti hanno attaccato le sedi del governo e hanno preso d’assalto i sindacati approfittando delle proteste contro i vaccini.

Sebbene inizialmente fosse stata proposta la possibilità di vietare le manifestazioni nei centri cittadini, alla fine l’Interno si è limitato a dimostrare che sono la delegazione del governo e il sindaco a imporre le restrizioni caso per caso.

In particolare, ha chiesto loro di studiare ogni protesta e di identificare “aree urbane sensibili” che “potrebbero essere soggette a un divieto temporaneo di manifestazioni pubbliche”.

Tale divieto deve seguire il “principio di proporzionalità” e proteste si svolgeranno in altri ambiti, rispetto al diritto di manifestazione libera garantito dalla Costituzione.

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Il ministero ha spiegato che al fine di garantire la difesa dell’ordine pubblico, le proteste possono essere consentite in una “modalità restrittiva” come “ad esempio” in un formato di concentrazione, cioè statico, o con un percorso “adatto” per evitare il centro nevralgico .

Questa disposizione si applica durante lo stato di emergenza che termina temporaneamente il 31 dicembre. (IO)

Aroldo Giovinco

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