Italia: il populismo è morto alle urne?

“L’Italia boccia le politiche anti-establishment” I londinesi dicono Volta, sebbene ammettano che la caduta della Lega e dei Cinque Stelle sia stata accompagnata dall’ascesa della Fratellanza Italiana, partito nato in gran parte dalla disgregazione dello storico Movimento Sociale neofascista di Giorgio Almirande.

Gli interessi britannici erano concentrati sulla congiuntura delle elezioni comunali, in quanto autorizzavano la riduzione della Lega e dei Cinque Stelle, nonostante il numero insoddisfacente degli italiani – l’astensione era così ampia che l'”arco democratico italiano” “Si consideri correttamente che, in primo luogo, “Bassa credibilità di tutte le parti” e, in secondo luogo, che “Il populismo non è ancora finito, ma sceglie un modo diverso di esprimersi”.

Va notato, scrive l’Inghilterra, che da gennaio “Sollevati e Cinque Stelle sostengono il governo di Mario Draghi”, così “Infangano ulteriormente le loro credenziali contro l’establishment”. Quindi c’è una domanda sull’interpretazione dei risultati. Contro cosa sono esattamente gli italiani? Solo l’incompetenza dei populisti o addirittura la loro integrazione nel sistema? Tuttavia, la loro sconfitta potrebbe essere celebrata.

Il Times è felice perché “Solo tre anni dopo il primo governo di coalizione populista, i risultati delle elezioni locali hanno posto fine all’esperimento che ha ispirato movimenti simili in tutto il mondo”. Lo rivela un esempio della scuola elementare. È caduto il sindaco “cinque stelle” di Roma, Virginia Raji, mentre a Milano Matteo Salvini è stato costretto ad ammettere la sconfitta per il suo partito.

Raji è diventato sindaco nel 2016 con il 35% dei voti, mentre ora ha votato per lui il 19% dei rom che cercano di andare alle urne. È quarto e non prenderà parte al secondo turno. A Torino il “cinque stelle” è sceso al 9% (dal 30% ottenuto nelle scorse comunali) e a Napoli al 10% (dal 52% ottenuto alle elezioni nazionali del 2018). Grande Nilo.

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Nella città natale di Salvini, Milano, la Lega ha ottenuto solo l’11%, rispetto al 27% delle elezioni europee del 2019 (e al 34% a livello nazionale). Alcune delle perdite populiste, ha detto l’Inghilterra, sono state a carico del centrosinistra, dopo che i Democratici hanno vinto Milano, Napoli e Bologna al primo turno. Questa l’opinione dell’osservatore politico del Corriere della Sera, Massimo Franco, che “Sia i Cinque Stelle che la Lega non sono più considerati canali attraverso i quali viene incanalato il malcontento popolare”.

Da segnalare che, nonostante l’enorme perdita di voti, i due populisti sono riusciti con manovre e colpi di scena, come avevano abilmente imparato a fare, a rimanere in più posizioni: Cinque Stelle allineati con il Pd a Bologna e Napoli, mentre Salvini con Destra in Calabria e Roma. Tuttavia, i loro problemi politici non furono risolti.

fattore fratello…

Invece è scoppiato. Il loro problema erano i Fratelli d’Italia, ovvero il partito di destra di Giorgio Melloni, che cercava di sfruttare l’eredità lasciata dalla società italiana dal Movimento Sociale neofascista dissolto negli anni ’90 e dalle sue diramazioni. I fratelli hanno fatto bene nella capitale, mentre a Milano “Quasi battuto Salvini” come osserva il Times. Meloni resta contro il governo Draghi, affermando così che «È il nuovo volto del populismo italiano, incompatibile con il potere».

O fattore Draghi

Ma anche Meloni e suo fratello hanno problemi. Gli analisti del Corriere affermano che l’euroscetticismo di Meloni è in grado di allontanarlo da qualsiasi governo da solo: “Se non cambia opinione sull’Unione europea, non salirà mai al potere”. In più c’è sempre Draghi: “Il buon governo è ora visto come un antidoto al populismo. “Se Draghi può governare bene e avviare una ripresa economica, il populismo in Italia è morto”. disse Franco sicuro.

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Aroldo Giovinco

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