Maria Negreponti – Delivani: la Grecia nel vortice di rialzi dei tassi – Parere


Molte banche centrali di tutto il mondo, inclusa la BCE, hanno annunciato aumenti dei tassi di interesse

Le previsioni ottimistiche per una crescita ad alta crescita, sia a livello globale che nazionale, sono cadute sotto il peso dei dilaganti prezzi dell’energia e delle sanzioni occidentali senza precedenti contro la Russia. Pertanto, il tasso di crescita originariamente previsto per la Grecia quest’anno da circa il 5% si è ridotto a circa l’1%, mentre sono previsti tagli simili per l’economia mondiale.

Di Maria Negreponti – Delivani
Questo iniziale ottimismo si basava sul presupposto che l’inflazione emersa dopo decenni di assenza, non sarebbe stata troppo minacciosa, non sarebbe durata a lungo e quindi non avrebbe avuto un impatto significativo sulla crescita economica mondiale. Per tale motivo il rischio di inflazione è stato giudicato meno grave del rischio di recessione e quindi è stata inizialmente esclusa la necessità di politiche antinflazionistiche.
La realtà si è rivelata ben diversa, perché lo sconvolgimento economico internazionale, a seguito della guerra in Ucraina, è stato così improvviso e imprevedibile che non ha avuto il tempo necessario per affrontarlo. In questo ambiente caotico di nuove condizioni, è diventato subito evidente che gli strati di squilibrio risultanti rendevano estremamente difficile isolare e affrontare gli effetti simultanei di un’inflazione già galoppante, una recessione sempre più profonda e la minaccia di un’escalation.
Una serie di squilibri di questa portata annulla l’utilità di qualsiasi previsione, oscura il quadro macroeconomico dell’economia europea in particolare, e in questo caso rende estremamente problematica la scelta di misure economiche appropriate in ogni caso. Mentre molti fattori rendono difficile la scelta delle misure di politica economica più efficaci, direi che ciò che è indubbiamente vero è il modo in cui vengono scelte e applicate le sanzioni occidentali contro la Russia.
Sono dominati dalla rabbia piuttosto che da una seria valutazione delle loro conseguenze, dalla mancanza di un’adeguata preparazione, dai loro tentativi di dimostrare la superiorità dell’Occidente sulla Russia e dall’ignoranza superficiale della rappresaglia russa. E mentre l’America sembra aver tratto grandi benefici dall’esito della guerra in Ucraina, l’Europa rimane intrappolata sotto la guida di un’Unione Europea impotente, eterogenea ed emarginata, accumulando il dolore delle sanzioni originariamente rivolte alla Russia.
In questa minacciosa situazione economica e bellica, in cui il diritto internazionale non esiste, è infatti difficile giudicare se e in che misura i rischi pervasivi dell’inflazione superino realmente i rischi di recessione o viceversa. Tuttavia, in questo contesto di forte incertezza, la Bank of America (Fed) ha annunciato per la seconda volta un rialzo dei tassi e in realtà non di 25, ma di 50 punti base (0,75% -1,00%), che, pur essendo un aumento maggiore in tassi d’interesse primario negli ultimi due decenni, scontando ancora altri quattro entro la fine dell’anno.
Questa mossa della Fed ovviamente significa che ha ignorato il rischio di un’inflazione più alta rispetto alla sua controparte in una recessione, sebbene quest’ultima sia cresciuta a causa della sua decisione. Se è impossibile, almeno per ora, decidere se la scelta della Fed sia davvero quella giusta, e soprattutto se riuscirà a domare l’ormai fuori controllo del rialzo dei prezzi, in una minacciosa stagnazione dell’inflazione, Basterà citare tre “spine” che ad essa si riferiscono.
Primo, il fatto che una decisione simile della Fed, con l’ultima, si sia rivelata pericolosa in passato per molte economie del mondo, e ricordo i casi del 1920 e del 2013.
In secondo luogo, a causa della leadership statunitense, che impone il dollaro come valuta di riserva mondiale, la decisione della Fed è seguita dal resto del mondo.
Già molte banche centrali di tutto il mondo, inclusa la BCE, hanno annunciato decisioni simili per aumentare i tassi di interesse.
Come ho sottolineato nei miei articoli e interviste, le pressioni inflazionistiche iniziali emerse nell’economia mondiale prima delle sanzioni contro la Russia e prima della sua stessa rappresaglia saranno probabilmente di breve durata e non attireranno la necessità. Misurazione. Questo perché, secondo me, l’inflazione è dovuta principalmente agli squilibri tra domanda e offerta, dovuti all’anomalia della pandemia, ma anche alla fretta dell’Europa di prendere le distanze dalle sue fonti energetiche tradizionali prima che le rinnovabili siano pronte.
Purtroppo l’Europa, chiaramente senza indagare adeguatamente le conseguenze disastrose per sé e per l’economia mondiale, che porterebbero all’irrogazione di sanzioni senza precedenti, nonché a un embargo energetico alla Russia, è già a uno stallo dell’inflazione stagnante, con una scadenza data.l’ignoto.
Soprattutto per il nostro Paese, la politica monetaria pandemica con l’attuazione della “moneta dell’elicottero”, prorogata anche nel caso di un’Europa finanziariamente parsimoniosa, ha temporaneamente alleviato la persistente sofferenza e il sacrificio di indicibili rimborsi di debiti. Purtroppo, però, il nostro Paese non ha fretta di approfittare di questo periodo facile, per ottenere una riduzione o addirittura eliminazione dei suoi debiti (come ho affermato in molti miei articoli, riferendomi, tra l’altro, alle parti rilevanti della le sue memorie) Barack Obama. , che si riferisce chiaramente al nostro Paese come “Iphigenia”, per salvare le banche europee).
Ma permettetemi anche di citare, per l’ennesima volta, la cronica incoerenza tra le esplosive difficoltà di sopravvivenza nel nostro paese, e la riluttanza dei responsabili a pretendere finalmente dalla Germania occupante debiti di prestiti e la massiccia distruzione dei nazisti. . Quel debito supera di gran lunga quello della Grecia e questo salverebbe la situazione.
Il nuovo Comitato per il consolidamento del debito tedesco, composto dall’IHA, dal Congresso greco-canadese, dall’HANC e dalla Fondazione Delivani, è stato ampiamente attivato, ma le sue capacità sono limitate a causa dell’assenza di qualsiasi status ufficiale/pubblico. Invece il governo italiano si è mobilitato, anche se il Paese ha subito solo una piccola parte della nostra grande catastrofe. Tuttavia, crea un fondo presso il Ministero delle Finanze, dal quale avranno diritto a ricevere un risarcimento i cittadini che si sono appellati ai tribunali italiani e hanno sentenze della Corte di Cassazione italiana. In risposta, la Germania ha inviato l’Italia alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia, per vari motivi.
Dato che la tempesta che sta già arrivando in Grecia è multidimensionale e ha terribili conseguenze, i responsabili dovrebbero rivedere le tattiche che sono state stabilite negli ultimi decenni, che fanno riferimento all’equa accettazione di controlli esterni e all’inesistenza delle nostre giuste richieste, anche quando come adesso, perso perché:
– Il suo debito, che è più che raddoppiato rispetto al nostro PIL – è sempre stato in calo – e ovviamente a causa dell’onere dei recenti rialzi dei tassi di interesse per ripagarlo.
– Diminuzione dei consumi e degli investimenti, a causa del contemporaneo aumento dei prezzi e della contrazione dei redditi.
Aumento della disoccupazione, che è una delle due conseguenze corrosive dell’inflazione stagnante.
– Il picco della disuguaglianza distributiva, dovuto all’inevitabile circolo vizioso di prezzi e salari.
– Carenza di beni di consumo di base, a causa dell’autosufficienza zero nei prodotti di consumo di base.
I prezzi dell’energia sono astronomici, dati limitati e capacità del governo di sovvenzionarli a tempo indeterminato.
Poiché le malattie di cui sopra sono già con noi – e con una data di scadenza sconosciuta – ed è anche chiaro che la nostra economia non può sopravvivere solo con l’aiuto del turismo, ora è urgente una nostra mobilitazione generale con l’obiettivo di rendere l’immediato l’utilizzo di tutto il nostro potenziale, sia a livello nazionale che internazionale, nonché a livello delle nostre giuste rivendicazioni e all’estero.

Alberta Trevisan

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