Parco Finci Contini – Recensione

Tra i principali artefici del neorealismo italiano (“Scarpe polacche”, “Ladro di biciclette”, “Miracolo a Milano”, “Uberto D.”), Vittorio de Sica inizia a sentirsi acquoso mentre i tempi che cambiano iniziano a imporre gradualmente nuove maniere narrative, portandolo a accademici popolari. Ha avuto una serie di successi nei primi anni ’60 con Sophia Loren (“The Shameless”, “Yesterday, Today, Tomorrow”), ma dopo “Gamo a la Italika” (1964) era in netto declino.


Il miglior film del suo ultimo periodo è senza dubbio “Il giardino di Finzi Contini”, tratto dal romanzo semi-autobiografico del 1962 di Giorgio Basani. Accadde a Ferrara nel 1938, quando Giorgio, giovane ebreo borghese, entrò a far parte della cerchia dei ricchi, anche ebrei, Finci Contini. Fin da giovane, innamorandosi della loro inaccessibile figlia, Mikol, visitò per la prima volta la loro villa, cercando una scusa per tornare. E mentre Michelle si preparava a studiare a Venezia, la persecuzione antisemita di Mussolini aumentò.


Vittorio de Sica è rimasto fedele alla trama fittizia, anche se alcune semplificazioni hanno infastidito Basani, che ha chiesto di essere cancellato dalla lista (non ufficiale) dei co-autori. Il suo stesso approccio al rapporto tra desideri personali ed eventi storici è più suggestivo e malinconico, più condensato da un lato, mentre questo film sceglie un percorso narrativo più chiaro, ovvero il percorso accademico, il dramma ortografico del tempo. Gradualmente immerso l’immagine della brillante luce estiva nelle nuvole invernali e ritrae in modo convincente i suoi due protagonisti, rappresentanti di una generazione che, temendo il futuro, torna costantemente al passato. Tuttavia, sembra mantenere le distanze da eventi ed emozioni, cosa che non gli ha impedito di diventare un enorme successo artistico, vincendo un Oscar in lingua straniera e l’Orso d’oro al Festival di Berlino.

Italia, Germania. 1970. Durata: 94 ΄. Distribuzione: FILM AMA

Parco Finzi Contini

Parco Finzi Contini

3

A Ferrara nel 1938 Giorgio, giovane ebreo borghese, entra a far parte della cerchia dei ricchi, anche ebrei, Finci Contini. Innamorandosi fin da piccolo della loro inaccessibile figlia, Mikol, cercherà di conquistarla in un momento in cui la persecuzione antisemita è al culmine.

Alberta Trevisan

"Analista certificato. Esploratore a misura di hipster. Amante della birra. Pioniere estremo del web. Troublemaker."

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.