Simeone – Atletico Madrid: Dieci anni insieme, per sempre in una sola carne

quando Tsolo gli è stato chiesto con quale allenatore ha lavorato come calciatore che lo ha influenzato di più, ha detto loro Alfio Basile, Sven-Goran Eriksson e Marcelo Bielsa.

Il paradosso di questo presupposto è che non è universalmente influenzato da nessuno. Scegli attentamente quali oggetti tenere da ciascuno. Che si adatta al suo carattere unico e rivoluzionario innestato nel suo personale triangolo delle Bermuda: Argentina – Italia – Spagna.

Dall’antico bohémien Basile trae l’amore per il calcio italiano e spagnolo, il ruolo di allenatore e di figura paterna, il valore dell’unità. Una formazione solida, con un ruolo di centrocampo difensivo attivo, per ricevere i primi passaggi dalla difesa e creare gioco.

Da freddo, pragmatico Sven-Goran Eriksson, che ha sposato il 4-4-2, ha determinato, la pressione che soffocava l’avversario quando la sua squadra mancava di possesso e capacità di combattimento.

E da Marcelo Bielsa, suo allenatore per quattro anni con la Nazionale argentina, culto ossessivo del calcio e organizzazione e disciplina rigorose. “È fatto di calcio, il 70% di lui è calcio e un altro 30% è dedicato alla sua famiglia e a vivere la sua vita, che è anche calcio. A volte vado a Madrid e per esempio pensiamo a mangiare fuori”. Se vince, andiamo; se perde, no”, disse sua moglie.

«Sono andato al cinema e guardando un film mi è venuta un’idea. Sono uscito, ho preso il telefono e ho iniziato a chiamare. Oppure mangio a cena e la mia mente pensa al calcio. Ecco come l’ho vissuta. Il calcio è 24 ore su 24, 7 giorni su 7». Le sue stesse parole.

Mentre Herman Burgos, la figura inconciliabile che ha scelto come suo assistente per nove anni si occupa dei consueti rituali per Bielsa: la Videoanalisi.

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Un’altra fonte di influenza è Vittorio Spinetto che ha conosciuto alla sua accademia freccia. QUELLO colonna vertebrale, sia da giocatore che poi da allenatore, si oppose apertamente a “La Nuestra”, lo stile di gioco che si sviluppò in Argentina negli anni ’40 – ’50 e vedeva il calcio come uno spettacolo, che doveva essere un bello spettacolo.

Per lui il calcio è una battaglia. E deve vincere. Né più né meno di quello. i suoi insegnamenti colonna vertebrale trova un posto adatto a Osvaldo Souveldia che, da allenatore dell’Estudiantes alla fine degli anni ’60, riuscì a far parlare tutti di una delle… squadre più brutte di tutti i tempi. Una squadra che frequentemente, regolarmente sporca e difende con i cani. Una squadra sgradevole. Ma non voleva.

Protagonisti dell’Estudiantes o Carlos Billardo. Giocando a centrocampo, ha sostenuto “l’anti-calcio”, prendendo gli insegnamenti di Souveldia e portandoli con sé nell’allenamento.

Billardo porta finalmente alla vittoria la Nazionale Argentina Coppa del Mondo 1986, seguendo un approccio tattico in netto contrasto con la visione del suo predecessore, Cesar Luis Menotti, che guidò Argentina in Globale dal ’78.

Menotti punta su un calcio spettacolare e bello, Billardo cerca solo risultati. Un chiaro scontro tra i due approcci ideologici a cui Diego ha assistito crescendo. Tuttavia, da quando è entrato a far parte dell’Accademia Veles, è stato completamente influenzato dal biliardo.

Quando ha iniziato il suo viaggio in Europa da Pisa, ricordando che disciplina, organizzazione e rispetto, e non necessariamente doti e capacità innate, sono elementi che un calciatore deve possedere. Nel 1992, quando fu trasferito a Siviglia da … Carlos Billardo, vide in prima persona il cinismo e l’efficacia del Bilardismo.

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Riccarda Fallaci

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