Festival di Cannes 2022: “Hi-han”, il maestro asino di Jerzy Skolimovski

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Eccola, questa deliziosa sorpresa del 75° Festival di Cannes! E lo dobbiamo al più anziano in gara, Jerzy Skolimovski, 84 anni. Il quale, con “EO” (“Hi-han” in francese) ci invita a seguire un asino in un primo viaggio di selvaggia originalità tra Polonia e Italia.

Jerzy Skolimovski, Cinémathèque de Toulouse lo ha ricevuto nel 2017 come parte di una retrospettiva di 15 film. In questa occasione, il regista polacco torna ai suoi classici: “Walkover” (1965), “Deep end” (1970) o anche “Black work” (1983). Nessuno immaginava allora che si sarebbe imbarcato in una nuova avventura. Tuttavia, fa uno straordinario ritorno con “Hi-han”, un’esperienza cinematografica assoluta, il cui punto di partenza ricorda uno scherzo slavo. Ci vuole coraggio – e tanto talento – per assumere un asino come protagonista e seguirlo nella sua odissea. Mettendosi più o meno nella sua pelle, immergendosi nel suo sguardo pieno di tenerezza, assistendo alla violenza degli umani, al loro folle desiderio di distruggere la Terra che li porta. L’animale preferisce il circo, essendo viziato dalla ragazza che ci gioca. Solo che la legge vieta lo sfruttamento degli animali, spediti in un altro cielo, non è necessariamente più clemente. I nostri asini nidificano in una scuderia tra razze autoctone. Si ritrova poi in una fattoria a lavorare sul fortissimo legame tra bambini disabili e animali. Frequenta ancora la partita di football che si trasforma in una rissa…

Jerzy Skolimovski riesce a connettere generi che sembrano inconciliabili: brutale ultrarealismo, follia assoluta e abbagliante dolcezza. La storia è appesa a un filo, che cambia colore frequentemente, ma non si spezza mai. Il regista lo racconta in totale libertà estetica, che privilegia i sensi alla spiegazione (pochi dialoghi, tante sensazioni). Scene incredibili si susseguono, nella discarica di automobili, nell’ospedale degli animali, nella giungla rossa… Attraggono tanto l’orecchio quanto gli occhi in una moltitudine di dettagli che spingono fino alla psichedelia. Siamo spesso confusi ma mai lasciati ai margini della strada. Tutte queste scoperte, sottolineate dall’eccellente musica elettronica di Pawel Mykietyn, sono superbamente mostrate dalle apparecchiature di proiezione di altissimo livello (immagine e suono) utilizzate dal Palais des Festivals. Speriamo che questa rinfrescante uscita nelle sale UFO venga eseguita con cura.

Riccarda Fallaci

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